VARESE HOTELS : il BLOG

Archivio di giugno 2007

Varese Città Giardino – 2ª parte

sabato 30 giugno 2007

In Varese Città Giardino 1ª parte ci eravamo lasciati nel periodo storico medioevale con la peste del 1450, fortunatamente lasciata fuori dalle mura del borgo, e il terrremoto di fine ‘500 che danneggiò parzialmente la città…

Ebbene, verso l’inizio del ‘600, Varese divenne ambita meta di villeggiatura (originati anche dai pellegrinaggi a Santa Maria del Monte) dapprima dei governatori spagnoli, poi via via di altre eminenti personalità come il conte di Savoia e Margherita d’Austria. Le vecchie fortificazioni cominciarono a mutare in residenze estive attorniate da splendidi giardini.

Nel 1628 e nel 1630 Varese venne nuovamente colpita dalla peste e a nel 1755 Francesco III d’Este (allora governatore della Lombardia), rimasto colpito dalla bellezza dei luoghi, la volle in feudo chiedendo la concessione a Maria Teresa d’Austria. Nonostante le proteste dei varesini che si appellarono al loro diritto ottenuto nel 1538 da Carlo V di COMUNE LIBERO (il privilegio di non essere infeudato), Varese passò in feudo a Francesco III. A quest’ultimo si deve la realizzazione del Palazzo Estense (in verità acquistò la villa esistente da Tommaso Orrigoni e affidò l’incarico di trasformarla radicalmente all’architetto Giuseppe Bianchi) e del suo parco (i Giardini Estensi) e bisogna dire che alla fine fu molto amato dai cittadini varesini; morì a ottantadue anni il 22 febbraio 1780. Con Francesco III  Varese si arricchì di ornamenti e con lui molti signori inizarono a popolare i colli di Varese scegliendoli a luogo di prediletta villeggiatura dando lustro alle manifatture, al commercio e alle belle arti . Dalla fine del Settecento iniziò quindi il prolificarsi di numerose ville e dimore estive con meravigliosi giardini.

Negli anni a seguire che portarono all’Unità d’Italia, Varese subì l’egemonia austriaca, spagnola e francese e nel 1797 fu visitata da Napoleone. Tra il 1798 e il 1809 venne incorporata prima nel Dipartimento del Lario e poi nel Dipartimento del Verbano. Nel 1816, finalmente, Varese viene ufficialmente promossa al rango di città dall’imperatore d’Austria e nel 1830 e fu aggregata alla provincia di Como come capoluogo di distretto. Nel 1848 anche Varese partecipò alle guerre d’indipendenza e nel 1859 fu una delle prime terre che Garibaldi liberò dal predominio austriaco mediante la battaglia da lui vinta in questi luoghi.

Varese, veduta della città nella metà dell'Ottocento

Nel 1872 in Varese fu inaugurata la pubblica illuminazione a gas.
Il 9 agosto 1865 entrò in città il primo treno della linea Milano-Varese proveniente da Milano. La nuova linea ferrata costituì un vero e proprio trampolino di lancio per l’economia varesina: Varese vide sorgere sempre più industrie (cartiere, carrozzerie, concerie, calzaturifici, cotonifici, setifici, tessiture e lavorazione di ceramiche), si incentivò il turismo con le funicolari per il Sacro Monte (1909) e il Campo dei Fiori (1911); si realizzarono il Grande Albergo del Campo dei Fiori, il Palace Hotel sul Colle Campigli e l’ippodromo.
Nel 1927 Mussolini assegnò a Varese il grado di capoluogo di provincia, sottraendo Gallarate, Busto Arsizio, Saronno ed altre località minori alla provincia di Milano.

Tanto sviluppo economico ed industriale determinò un notevole benessere della popolazione ed un ordinato sviluppo della città che mantenne il ruolo di città giardino coadiuvando il crescente bisogno di abitazioni e fabbriche con l’armonia dei luoghi, del verde e della natura circostante. Con l’aumento delle possibilità di trasporto iniziarono gli spostamenti per scopo di svago un po’ ovunque, siano essi giornalieri o stagionali; sulla scia di una tradizione che riconosceva Varese quale località di villeggiatura aristocratica già dalla metà del ‘700, tutto il il territorio Varesino fu presto una costellazione di ville e villini privati (naturalmente sempre con fastosi giardini), seguiti da grandi e confortevoli alberghi. [continua ...]

« Varese Città Giardino – 1ª parte

Varese Città Giardino – 1ª parte

venerdì 29 giugno 2007

lo stemma del Comune di VareseVarese o “Vares” come è più comunemente chiamata in dialetto lombardo, è un comune con più di 80.000 abitanti ed è capoluogo dell’omonima provincia. Viene chiamata Città Giardino per merito del molto verde che si può trovare nell’ambito comunale dove, senza dubbio, contribuiscono i giardini e i parchi delle numerose ville costruite nel territorio da nobili famiglie (milanesi e non) del Settecento e dell’Ottocento (da qui il titolo Varese Città Giardino). Una fra tutte il ‘Palazzo Estense‘ con il notevole giardino all’italiana (i Giardini Estensi) che fu residenza di Francesco III d’Este ed ora sede degli Uffici Municipali e della Biblioteca Civica, senza dimenticarci di Villa Menafoglio, Villa Recalcati, Villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigno, Villa Cicogna a Bisuschio, Villa Cagnola a Gazzada; tutte attorniate da splendidi giardini.

Il territorio comunale di Varese è adagiato su sette colli: il Colle di Biumo Superiore ( 439 m), il Colle di Giubiano (407 m), il Colle di San Pedrino (402 m), il Colle di S. Albino (406 m), il Colle di Montalbano (411 m), il Colle Campigli ( 453 m) e il Colle dei Miogni (492 m) e la città attraversata dal fiume Olona, che nasce al Sacro Monte di Varese. Ai suoi piedi, il lago di Varese (328 m) con il suo isolotto, l’Isolino Virginia.

Il nome Varese potrebbe derivare dal celtico var, acqua, connesso alla vicinanza del lago che porta il suo nome oppore dall’aggettivo variensis dal latino varius.
Poco si conosce delle origini di Varese, anche se i numerosi ritrovamenti di insediamenti palafitticoli in quasi tutti i laghi che la circondano lasciano supporre che la zona fosse abitata già ai tempi Neolitico Superiore (ca. 3500-3000 a.c.).
Scarsi sono i reperti di epoca romana, alcuni studiosi ritengono che Varese fosse un villaggio di origine gallica di scarsa importanza, sinché in epoca tardo imperiale non venne incluso nel limes pedemontanum a difesa della pianura padana dalle invasioni barbariche; sono di quell’epoca la torre di Velate e la fortificazione di Belforte.
Da documentazione certa troviamo citazioni di Varese in una pergamena del 922 in cui si parla della chiesa di Varese, in un atto del 942 che specifica la dipendenza della chiesa di S. Maria del Monte da Varese e in un documento del 1068 in cui si cita il mercato di Varese a testimonianza della tradizione mercantile della città.

Nel susseguirsi dei secoli Varese, che dipendeva dall’arcivescovo di Milano, fu teatro delle dispute tra Milano e Como, tra Milano e il Barbarossa, tra i Torriani e i Visconti, subì le invasioni degli svizzeri del cardinale di Sion e l’alternarsi di francesi e spagnoli al governo di Milano.
Fu colpita da epidemie di peste (la prima del 1450 evitata con la chiusura delle porte del borgo: Varese era protetta da mura e vi si accedeva solamente da sei porte: la porta Rezzano, la porta Regondello, la porta di San Martino, la porta Milano, la porta della Motta e la porta Campagna) e da un terremoto che la distrusse parzialmente nel 1601; ma nonostante tutto ciò Varese continuava a prosperare e il mercato della Motta (che già allora si teneva il Lunedì) era uno dei più importanti della regione. [continua ...]

Storia di Malpensa – 2ª parte

giovedì 28 giugno 2007

Alla fine dell’articolo “Storia di Malpensa – 1ª parte“ ci eravamo lasciati con la costituzione nel 1948 della società “Aeroporto di Busto Arsizio S.p.a.- Aeroporto Intercontinentale della Malpensa” su proposta dell’architetto milanese De Finetti che fece riparare e riattivare la pista in cemento di 2000 metri danneggiata durante la seconda guerra mondiale. 

>Inaugurazione dei voli civili a Malpensa (1948): arrivo del quadrimotore Breda-Zappata BZ 308

L’area di Malpensa fu preferita a quella di Lonate Pozzolo, per la presenza della pista in cemento (anche se danneggiata), che non esisteva invece a Lonate, e che ormai diveniva indispensabile per l’atterraggio dei più moderni, e pesanti, velivoli civili. In quest’ultima area si sarebbe in prospettiva potuto avere migliori possibilità di futuri ampliamenti, ma la scarsità di risorse disponibili rendeva allora impossibile iniziare da zero la costruzione di nuove piste.La nuova Società cercò subito di ottenere dallo Stato una convenzione che garantisse la sopravvivenza economica dell’attività. Pur senza un preciso riconoscimento giuridico, l’aeroporto fu ufficialmente aperto all’attività civile il 21 novembre 1948. Rapidamente si avviarono i lavori per dare all’infrastruttura una parvenza di scalo commerciale. Vennero realizzati il piazzale per la sosta degli aeromobili, il raccordo alla pista di volo e un minimo di strutture operative e ricettive, ricorrendo a baraccamenti che sarebbero restati in funzione sino agli anni sessanta.

In poco tempo le infrastrutture tecniche dell’aeroporto vennero migliorate con la costruzione di una torre di controllo e la installazione del radar e delle luci di pista per il volo notturno. Il 2 febbraio del 1950 la compagnia aerea americana TWA vi effettuò il primo collegamento aereo intercontinentale con New York.

Dal 1949 al 1952 gli aerei assistiti annualmente passarono da 683 a 1.736 e i passeggeri da 11.401 a 56.963. Il riconoscimento giuridico alla gestione arrivò solo nel 1952 allorché la società stipulò con lo Stato la “Convenzione 23 aprile” che, per la durata di vent’anni, avrebbe regolamentato la costruzione, l’allestimento e l’agibilità dell’aeroporto, che venne considerato civile e privato. Nel 1952 operavano a Malpensa, oltre alla LAI e all’Alitalia, una decina fra le principali compagnie straniere e, benché i voli giornalieri non superassero la dozzina, tutto stava ad indicare, con l’importanza che andava assumendo la città di Milano nella ricostituita comunità internazionale, la buona intuizione dei promotori dell’iniziativa.

Ma Malpensa aveva un grosso inconveniente: distava quarantacinque chilometri da Milano. Per questo motivo l’opinione pubblica cominciò a reclamare la costruzione di un aeroporto più vicino al centro cittadino. A questa difficoltà i sostenitori della Malpensa, ribattevano facendo presente la possibilità di creare un collegamento ferroviario veloce con la città, che avrebbe presentato il vantaggio di svincolare il tempo di percorrenza dalle condizioni atmosferiche: proponevano dunque un raccordo tra Cascina Costa e la linea Milano-Domodossola con l’inserimento di corse frequenti a servizio esclusivo dell’aeroporto. Già dagli anni del dopoguerra il dibattito su Malpensa si incentrò dunque sulla necessità di adeguati collegamenti ferroviari e stradali con Milano, un problema che sarebbe ritornato d’attualità cinquant’anni più tardi col progetto Malpensa 2000.

Gli Enti Pubblici milanesi, che sino a questo momento si erano tenuti in disparte, non poterono ulteriormente sottrarsi alla discussione del problema aeroportuale. Fu così che il Comune di Milano, nel 1950, espresse la volontà di mantenere agibile l’aeroporto di Linate per renderlo atto ad accogliere continuativamente il traffico continentale, mentre si faceva strada l’idea di studiare la realizzazione di un nuovo grande aeroporto nel raggio di una trentina di chilometri dalla città. [continua ...]

« Storia di Malpensa – 1ª parte


 

TAXI Milano Malpensa

mercoledì 27 giugno 2007

Dal prossimo 15 luglio, su quattro percorsi fondamentali, i taxi in servizio nel bacino aeroportuale lombardo applicheranno tariffe fisse comprensive di tutto, dalla chiamata radiotaxi al pedaggio autostradale, dalla presa in carico del cliente ai supplementi notturni e festivi:

  • da qualsiasi punto di Milano all’aeroporto di Malpensa si pagheranno 70 euro;
  • da Malpensa al nuovo Polo fieristico di Milano Rho (Fiera Polo esterno di Rho-Pero) 55 euro;
  • dall’aeroporto di Linate alla Fiera Milano Rho Pero 40 euro;
  • dall’aeroporto di Malpensa all’aeroporto Linate 85 euro.

Naturalmente le tariffe fisse sono identiche anche per le tratte sopra riportate ma al contrario; nessun ricarico, nessuna tariffa aggiuntiva, doveste anche passare il pomeriggio intero imbottigliati sull’autostrada, il costo della corsa sarà sempre quello. 
Questo l’accordo del 25 Giugno tra Regione Lombardia, enti locali del bacino aeroportuale e rappresentanti delle associazioni di categoria, sul servizio taxi valido fino a luglio 2009.

Dopo una prima fase di sperimentazione, questo nuovo sistema di tariffazione potrebbe e dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere esteso anche alle tratte verso lo scalo bergamasco di Orio al Serio (escluso dall’accordo in quanto le attuali condizioni della A4 hanno impedito alle parti di stabilire una cifra che tenesse conto delle code che ogni giorno bloccano il tratto autostradale Milano-Bergamo) e dall’aeroporto di Malpensa verso Varese, capoluogo di provincia, e Gallarate.

servizio TAXI Milano - Malpensa ???

Il rovescio della medaglia è un aumento consistente della corsa al chilometro che sale da 77 a 95 centesimi. L´intesa prevede un aumento della tariffa ordinaria al chilometro del 12,9 per cento. Il costo chilometrico dei taxi salirà da 0,77 euro a 0,95 e quello orario da 21,7 a 24,80.

Quindi, Taxi più cari e tariffa fissa per alcune tratte … devo dire che queste tariffe fisse mi lasciano piuttosto perplesso; va bene che rispetto i conteggi standard si andrà a pagare meno, mi sembrano comunque sempre piuttosto cari. Da Milano all’aeroporto di Malpensa a/r 140,00 euro? Mi costa meno prendere un aereo low-cost e andare ad esempio a Londra!!! Non capisco da cosa derivino questi prezzi, gasolio metti 20 euro (e son già tanti), autostrada circa 5 euro, lasciamogli altri 25 euro perché lavorano e per ammortamento mezzo, assicurazione, eventuali spese per licenza, imposte indirette e quant’altro, e POI???

Mezzi alterantivi:

  • con il Malpensa Express, partenze da Milano Cadorna ogni 30 minuti, la singola corsa costa 11,00 euro, andata e ritorno in giornata 14,50;
  • con il servzio Pullman da Milano Centrale (www.malpensashuttle.it), singola corsa 5 euro, andata e ritorno 5+5 euro con collegamenti ogni 20 minuti.

Ditemi voi cosa ne pensate….