VARESE HOTELS : il BLOG

Archivio di luglio 2007

Rocca di Angera: omaggio a Dino Ciani – 2

martedì 31 luglio 2007

Come accennato nella prima parte di questo articolo (Rocca di Angera: omaggio a Dino Ciani – 1) in cui abbiamo dato ampio respiro alla biografia del grande pianista Dino Ciani, ricordiamo l’appuntamento di musica classica nella Sala della Giustizia all’interno della Rocca Borromeo di Angera: sabato 15 settembre 2007 alle ore 20.45 l’Associazione Dino Ciani, con il Patrocinio del Teatro alla Scala, organizza la VI edizione de “Sulle note dei ricordi – omaggio a Dino Ciani”. L’entrata è gratuita in sala sino ad esaurimento posti.

Maurizio Zanini, pianista e direttore d’orchestra milanese, quale vincitore nel 1986 della quinta edizione del prestigioso concorso pianistico internazionale “Premio Dino Ciani” tenutosi al Teatro alla Scala, si esibirà nella rocca Borromeo di Angera sulle rive di quel Lago Maggiore tanto amato da Dino Ciani.In questa sesta edizione si esibirà Maurizio Zanini, pianista e direttore d’orchestra milanese, vincitore nel 1986 della 5° edizione del concorso pianistico internazionale “PREMIO DINO CIANI” al Teatro alla Scala e ricevendo inoltre l’Oscar Internazionale della Critica “Maschera d’Argento” per la Musica Classica. Successivamente ha beneficiato dei preziosi consigli di Maurizio Pollini.

Ha tenuto concerti in Europa, Sud America e Stati Uniti, ospite del Teatro alla Scala di Milano, Barbican Centre di Londra, Musikhalle di Amburgo, Gasteig di Monaco di Baviera, Radio France a Parigi, Kunsthaus di Lucerna, Lincoln Center di New York, Festival di Montpellier, Lugano Festival, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, Settimane Musicali di Stresa, Rossini Opera Festival di Pesaro.

Le incisioni discografiche con musiche di Schubert, Beethoven, Schumann e Reger hanno ricevuto unanimi consensi dalla critica internazionale. Nell’ottobre 2006 un CD con musiche legate al tema dell’infanzia (“Kinderszenen” di Schumann, “Kinderstücke” di Mendelssohn e “Children’s Songs” di Chick Corea) è stato pubblicato dalla rivista “Amadeus”.

Il recital del pianista Maurizio Zanini avrà il seguente pogramma:

Franz Schubert
Improvvisi   op.post  .142,  D.935
n. 1 in Fa minore (Allegro moderato)
n. 2 in La bemolle Maggiore (Allegretto)
n. 3 in Si bemolle Maggiore (Andante)
n. 4 in Fa minore (Allegro scherzando)
***********
Robert Schumann
Novelletta in Fa Maggiore op.21 n.1 (Markiert und kräftig
Novelletta in Re Maggiore op.21 n.4 (Ballmässig. Sehr munter)
Novelletta in Re Maggiore op.21 n.5 (Rauschend und festlich) 
Novelletta in Fa diesis minore op.21 n.8 (Sehr lebhaft)

« Rocca di Angera: omaggio a Dino Ciani – 1

Appuntamento quindi sabato 15 settembre al castello di Angera alle ore 20.45.
per ulteriori informazioni:
ASSOCIAZIONE DINO CIANI
c/o Teatro alla Scala Milano
Via Filodrammatici 2 MILANO
tel. +39 028879.1
www.bassetti-angera.it

, ,

Rocca di Angera: omaggio a Dino Ciani – 1

lunedì 30 luglio 2007

Nella splendida cornice della Rocca Borromeo di Angera sabato 15 settembre 2007 alle ore 20.45 l’Associazione Dino Ciani, con il Patrocinio del Teatro alla Scala, organizza la VI edizione de “Sulle note dei ricordi – omaggio a Dino Ciani”

L’evento musicale intende  ricordare la figura e la breve ma intensa carriera del pianista Fiumense “Dino Ciani“, vissuto a Ranco, sul Lago Maggiore, negli anni ’60.

Dino Ciani è un ragazzo precoce, dotato di rara sensibilità; ha una memoria ferrea e il dono prezioso dell’orecchio “assoluto”. Negli studi brucia le tappe: si diploma al Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma con il massimo dei voti e nello stesso anno tiene il suo primo concerto pubblico a Santa Margherita Ligure. Segue a Parigi i corsi di perfezionamento con Alfred Cortot, un insegnante il cui pianismo è particolarmente affine al suo. Tra il giovane studioso e l’ormai anziano artista si stabilisce un legame di reciproca ammirazione e di sincero affetto.

Nato a Fiume il 16 giugno 1941, Dino Ciani intraprese lo studio del pianoforte sotto la guida di Bianca Rodinis e in seguito di Martha del Vecchio. Diplomatosi a 14 anni col massimo dei voti al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, dal 1958 al 1962 Ciani seguì a Parigi, Losanna e Siena i corsi di perfezionamento di  Alfred Cortot, il pianista da lui più ammirato  e con cui si instaurò da subito una grande amicizia. Iniziò così la sua carriera concertistica ed arrivarono i grandi appuntamenti, in tutto il mondo (Salle Pleyel, Carnegie Hall, Filarmonica di Chicago, Kennedy Center, etc.).

Al Teatro alla Scala Ciani suonò in tre occasioni: nel 1968 il Quarto Concerto di Beethoven e nel 1969 il Quinto Concerto di Prokofiev diretti da Claudio Abbado e nel 1970 in occasione del debutto scaligero di Riccardo Muti, Dino Ciani eseguì la Fantasia in Do minore di Beethoven sotto la sua guida. Il suo ultimo Concerto con orchestra avvenne a Chicago nel marzo del 1974, dove eseguì il Terzo Concerto di Beethoven con la Filarmonica di Chicago sotto la direzione di un altro grande Maestro: Carlo Maria Giulini.

Dino Ciani perse la vita il 27 marzo 1974 in un incidente stradale nei pressi di Roma.

In via Lungolago, a Ranco, raccoglieva a sè gli amici per suonare, per cantare, parlare e giocare sulle note di canzoni di musica leggera. Quelle serate sul lago erano condivise da amici illustri, tra cui citiamo Claudio Abbado, Maurizio Pollini, Ottavia Piccolo, Romolo Valli, Leyla Gencer. Numerose le testimonianze di quei giorni: il famoso pianista russo Nikita Magaloff ricorda “i bellissimi soggiorni a Ranco, dove spesso mi recavo a trovarlo. Suonavamo a quattro mani, passando da un autore all’altro. In quel luogo magico si viveva realmente di musica, parlando e ascoltando nastri per notti intere …”; Gianandrea Gavazzeni scriveva: “Non è sempre agevole l’intesa tra musicisti anagraficamente lontani ma con Dino Ciani avveniva l’opposto, poteva essermi figlio eppure non avvertivo lo stacco. La sensibile attenzione al tempo nel quale viveva, l’ascoltazione aperta al gusto che gli stava intorno e l’aggancio a quanto gli preesisteva, negli individui e nell’arte, erano i tratti più evidenti del suo modo d’essere. Nelle lunghe giornate trascorse nella sua casa di Ranco non c’era solo preparazione ai concerti. Oltre al suono del pianoforte, c’era la conversazione, la poesia rappresentata dai libri che stipavano il suo studio affacciato sul lago …”.

Gianandrea Gavazzeni è stato con Valentina Cortese, Claudio Abbado, Paolo Grassi, Maurizio Pollini, Giorgio Strehler, Luchino Visconti  ed  altre personalità, uno dei fondatori dell’ASSOCIAZIONE DINO CIANI c/o Teatro alla Scala e del PREMIO DINO CIANI, concorso internazionale triennale per “giovani talenti” al Teatro alla Scala, istituito per la prima volta nel’75, nella cui giuria si sono avvicendati pianisti del calibro di M. Horzovsky, N. Magaloff, M. Argerich, M. Pollini, L. Berman, R. Firkusny, A. Ciccolini, M. Beroff, A. Weissenberg […] e che è stata presieduta nelle ultime edizioni da Riccardo Muti. [continua...]

per informazioni:
ASSOCIAZIONE DINO CIANI
c/o Teatro alla Scala Milano
Via Filodrammatici 2 MILANO
tel. +39 028879.1
www.bassetti-angera.it

, ,

Sesto Calende e l’Abbazia di San Donato

domenica 29 luglio 2007

L’abbazia di San Donato a Sesto Calende sorge nella località originariamente detta Scozola o Scovilla, un antico sito di culto e, al tempo stesso, un importante luogo di transito (si trovava vicino al lago che nei pressi formava una insenatura dove si sviluppò un porto, questo fino all’alto Medioevo). La sacralità dell’area è testimoniata dalla presenza nei dintorni dell’ abbazia della chiesa di San Vincenzo e, per quanto riguarda l’epoca protostorica, del Sass da Preja Buja, che suggeriscono l’esistenza di un antico luogo sacro sulla collina retrostante. Nella zona dell’abbazia sono stati trovati anche nuclei funerari, i cui reperti sono in parte visibili presso i musei di Sesto Calende, Varese e Gallarate.

L’abbazia di San Donato custodisce ancora affreschi di varie epoche tra cui la Madonna dei Limoni (XVI sec), la disputa di S. Caterina D’Alessandria, opera di Bernardino da Zenale del 1503, nella nicchia un tempo fonte battesimale, la Madonna del latte sul pilastro centrale del lato destro della navata, l’Ultima Cena, opera di Tarillo da Cureia datato 1581. Interessanti sono pure Dio in trono e la teoria di Santi nell’abside di sinistra.

Edificata tra il IX e il X secolo con l’attiguo monastero benedettino dal Vescovo di Pavia Liutardo de’ Conti (vescovo dall’ 830 all’864), restò per secoli legata all’ambiente pavese pur essendo geograficamente in area ambrosiana.
La dipendenza dell’abbazia dal vescovado di Pavia in contrapposizione alla sua presenza in un punto strategico nel territorio milanese fu oggetto di numerose controversie rendendo sempre molto difficile e precaria l’esistenza e la vita dell’abbazia stessa che fu a lungo contesa tra impero e papato.La questione si risolse solo a cavallo tra il XII e il XIII secolo quando papa Innocenzo III confisca i possedimenti dell’abbazia decretandone la decadenza. La parrocchia rimase comunque parte della circoscrizione vescovile di Pavia sino al 1820, anno in cui con una Bolla pontifica venne aggiunta definitivamente alla diocesi ambrosiana.

Durante l’800 il complesso subì un degrado sempre più accentuato fino agli anni ’60, quando, dopo i restauri, riprese il ruolo di chiesa parrocchiale che aveva perso nel 1911.

L’attuale aspetto architettonico risale alla fine dell’ XI e inizio del XII secolo ed è costituito da tre navate absidate. Visitando l’esterno delle mura perimetrali si ha l’idea della tormentata storia che ha accompagnato la vita della Badia (così viene chiamata anche l’abbazia di San Donato); sono visibili pietre con decorazioni alto medievali e una formella romanica murata sul fianco destro nei pressi della scala che sale alla sagrestia. Su uno spigolo del lato occidentale del campanile, a circa 15 metri dal suolo, è visibile una epigrafe funeraria romana.
All’interno della chiesa il  natrace, la parte antistante alla chiesa destinata ai non battezzati, è contrassegnata da colonne romane.

Gli affreschi cinquecenteschi sono opera di Cesare da Sesto (1477-1523) mentre le figure e le prospettive settecentesche sono attribuibili a Biagio Bellotti (1714-1789) e a Giuseppe Baroffio.

, ,

Villa Menafoglio Litta Panza (Varese)

venerdì 27 luglio 2007

Circondata da un magnifico parco all’italiana (circa 33.000 metri quadrati), Villa Menafoglio Litta Panza di Biumo, località alla periferia Nord di Varese e frazione della stessa, risale a fine ‘600, quando venne costruito il primo nucleo di edifici. Circa a metà del XVIII secolo (1735) fu acquistata dal banchiere e marchese Paolo Antonio Menafoglio; l’edificio venne sottoposto a lavori di ampliamento e nello stesso tempo venne sistemato il parco circostante. Nel 1823 la villa venne acquistata dal duca Pompeo Litta Visconti Arese che affidò i lavori di ammodernamento e ampliamento in epoca neoclassica all’architetto Luigi Canonica (è del 1830 la costruzione di un nuovo fabbricato a un solo piano destinato a ospitare la grande e sontuosa sala da pranzo progettata integralmente dall’architetto neoclassico Luigi Canonica, a cui sono attribuibili anche la stufa, il disegno del pavimento, le consolle e tutti gli elementi di raccordo architettonico). Nel 1931 infine l’intera proprietà passò al conte Ernesto Panza di Biumo, che la fece ristrutturare da Piero Pontaluppi. Alla morte del conte, il complesso venne ereditato dai 4 figli ma ad interessarsi ad essa fu soprattutto Giuseppe Panza di Biumo, che negli anni ‘50 cominciò a riempirla con opere d’arte contemporanea acquistate in tutto il mondo.

Situata sull’alto del colle di Biumo Superiore, la villa Menafoglio Litta Panza è raggingibile in pochi minuti dal centro di Varese. La villa del XVIII secolo ospita la prestigiosa collezione di arte contemporanea di Giuseppe Panza.

Per quest’ultimo motivo la villa è celebre nel mondo per la collezione d’arte contemporanea che Giuseppe Panza di Biumo vi ha raccolto fin dagli anni ‘50. Nei saloni e nelle grandi scuderie, sono oggi esposte oltre cento opere di artisti contemporanei, oltre a ricchi arredi del periodo che va dal XVI al XIX secolo e ad un’importante raccolta di arte africana e precolombiana.

Attorno alla metà degli anni ‘80, Giuseppe Panza di Biumo cedette una parte della sua collezione al Museum of Contemporary Art di Los Angeles (in particolare le opere degli anni ‘50 e ‘60). Qualche anno dopo furono cedute anche parte delle opere minimaliste e concettuali alla Guggenheim Foundation. All’inizio degli anni ‘90 venne donato al Museo Cantonale di Lugano un gruppo di opere americane degli anni ‘80.Nel 1996 Giuseppe e Giovanna Panza di Biumo decidono di donare al FAI la villa insieme ad una parte della collezione con l’impegno che ne facesse un centro per l’arte moderna e contemporanea. Con l’acquisizione di Villa Menafoglio Litta Panza, il Fondo per l’Ambiente Italiano ha assicurato per sempre al patrimonio artistico e monumentale italiano l’unica parte della grande Collezione Panza rimasta in Italia, unitamente alla villa che l’ha vista nascere.

Dal 19 luglio al 30 novembre sono esposte tredici installazioni che coprono la produzione dell’artista Joseph Kosuth tra il 1965 e il 1974 e che rappresentano l’essenza della ricerca artistica, il rapporto con la conoscenza del linguaggio e la relazione tra significato ed espressione: Joseph Kosuth, concetti d’arte a Varese.

Una curiosità: il corpo principale della villa ha pianta a “U” con le due braccia rivolte verso il giardino interno; vista dall’entrata principale di Piazza Litta 1, l’ingresso della villa si presenta semplice e spoglio e quasi non si distingue dalle altre costruzioni.

Per ulteriori informazioni:
VILLA PANZA, Piazza Litta, 1 – Varese
Tel. 0332 283960 – Fax 0332 498315
E-mail: faibiumo@fondoambiente.it