Ranco e il Sasso Cavallaccio
Il Sasso Cavallaccio, più comunemente chiamato Sass Cavalàsc, è un colossale masso erratico che si trova sulla sponda varesina del lago Maggiore. Si trova nel Comune di Ranco in prossimità del confine con Ispra ed esso, come tanti altri massi erratici disseminati nelle nostre zone, testimonia un grande fenomeno geologico iniziato circa 60.000 anni fa e conclusosi 15-20.000 anni or sono.

Durante l’Era Quaternaria (detta anche Era Neozoica o Neozoico), iniziata circa 2 milioni di anni orsono, ben quattro glaciazioni hanno interessato la parte settentrionale della Pianura Padana. Esse si concentrarono tra 60.000 e 15.000 anni fa.
La più importante fu l’ultima, detta Glaciazione Wurmiana (o Glaciazioni Wurm): il suo fronte raggiunse Gallarate e si calcola che potesse misurare in altezza oltre 400 metri! Fu proprio questa glaciazione a trasportare i massi più grossi, provenienti probabilmente da una enorme frana nell’area del Gottardo. Nel suo progredire il ghiacciaio, che aveva probabilmente due diverse origini (il Gottardo appunto e il Sempione) poi confluenti in un unico sistema, trascinava infatti materiale morenico tra cui i grossi massi che, errando, si arenarono definitivamente nelle nostre campagne.
Il ritiro del ghiacciaio non avvenne in modo regolare e continuativo bensì a scatti, con lunghe pause tra una fase di ritiro e l’altra. Le successive alluvioni, avvenute in seguito allo scioglimento dei ghiacci convogliarono molto del materiale minuto (ciottoli, ghiaie, sabbie e limo) nel mare Pliocenico dando origine alla Valle Padana.
I massi erratici possono quindi essere considerati dei testimoni di avvenimenti geologici avvenuti in epoche lontanissime.
A capo di questi massi sta il celebre “Sass Cavalàsc”, ben noto anche a geologi stranieri, descritto per la prima volta da Antonio Stoppani, letterato e naturalista del secolo scorso. Il nome “Sass Cavalasc”, secondo la tradizione, deriva dalla somiglianza della parte sporgente del masso alla testa di un cavallo. E’ di forma parallelepipeda, misura mt. 5 x 8, ma non è possibile calcolare il suo volume nemmeno approssimativamente, perché sta conficcato nel suolo e, se si pensa che resiste alla forza di gravità nonostante sia fortemente inclinato, non sembra che la parte immersa sia indifferente.
E’ di serpentino come lo sono pure molti altri della zona. Curioso è un piccolo mulino o marmitta (chiamata marmitta dei giganti), cavità vagamente cilindrica posta alla base verso il lago, prodotta da un fenomeno geologico dovuto all’azione sulla roccia di un vortice d’acqua e di ciottoli. Per la maggior parte dell’anno, il basamento del masso col mulino è immerso nel lago.


