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Sesto Calende e il Sass da Preja Buja

Il masso erratico “Sass da Preja Buia” è un megalito istoriato di serpentino (roccia verde e luminosa) situato nella zona nord ovest di Sesto Calende, località San Vincenzo in una radura all’entrata del bosco vicino all’omonimo oratorio (sulla strada provinciale di mezzacosta si trovano i cartelli indicanti gli scavi).

Sul masso erratico che rappresenterebbe, nell’ipotesi più probabile, un altare sacrificale, vi sono numerosi petroglifi a carattere simbolico e culturale eseguiti in età preistorica, piccole conche atte ad ospitare oli odorosi impiegati per officiare culti antichi. È affiancato da altri massi erratici, sui quali sono presenti altri petroglifi.

A un centinaio di metri a nord della chiesetta di San Vincenzo, in un’ area boschiva, si trova il  Sass de Preja Buja, un megalito istoriato di serpentino (roccia verde e luminosa). Sul masso erratico (materiale trasportato dai ghiacciai e abbandonato poi dal loro ritirarsi) che rappresenterebbe, nell’ipotesi più probabile, un altare sacrificale, vi sono numerosi petroglifi a carattere simbolico e culturale eseguiti in età preistorica. Il megalito è affiancato da altri massi erratici, due dei quali di notevoli dimensioni ed anche su di essi vi sono petroglifi. Il complesso megalitico ha una sua leggenda legata ai culti di fertilità. Interessante fenomeno si verifica avvicinandosi o salendo sui massi: la bussola impazzisce.

Data la sua origine antica, il Sass de Preja Buia, ha stimolato la fantasia popolare producendo diverse leggende. La più conosciuta racconta che un tempo Giove decise di punire Venere e un pescatore del lago, rei di essersi abbandonati ad un amore appassionato. Il pescatore venne tramutato in un drago che scatenò la sua ira sputando fuoco e fiamme sul territorio circostante. La popolazione si diede alla fuga per sottrarsi al pericolo e tra questi vi era la moglie del pescatore, che, stanca e stremata, cadde nel bosco e morì cercando di fare da scudo con il suo corpo ai due figlioli. Per incantesimo venne trasformata in una grande chioccia di pietra che proteggeva i propri piccoli. Da allora il masso, nonostante le intemperie, sta a testimoniare l’amore materno.

Il Sass de Preja Buia costituisce anche un punto magnetico di una certa consistenza, poichè un interessante fenomeno si verifica avvicinandosi o salendo sui massi: la bussola impazzisce.

Dichiarato monumento naturale nazionale e tutelato perciò dalla legge (attualmente fa parte del Parco Lombardo del Ticino), il masso risale all’Era Quaternaria (detta anche Era Neozoica o Neozoico). L’ultima glaciazione di questo periodo, la Glaciazione Wurmiana (o Glaciazioni Wurm), trasportò i massi più grossi provenienti probabilmente da una enorme frana nell’area del Gottardo; nel suo progredire, il ghiacciaio, che aveva probabilmente due diverse origini (il Gottardo appunto e il Sempione) poi confluenti in un unico sistema, trascinò materiale morenico tra cui i grossi massi che, errando, si arenarono definitivamente nelle nostre campagne (nel Varesotto si sono fermati nell’Area Sud-orientale del Lago Maggiore).

Trattandosi di blocchi di grandi dimensioni, vengono considerati monumenti naturali e parti integranti del paesaggio. Oltre il Sass de Preja Buia ricordiamo il Sass Cavalàsc (o sasso cavallaccio), un parallelepipedo conficcato nel Verbano, vicino alla riva, tra i paesi di Ranco e Ispra e il Sasso Galletto a Laveno Mombello, enorme dente appuntito che spunta dalle acque del Lago Maggiore.

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