Sant’Antonio alla Motta
17 gennaio, Sant’Antonio Abate: e per Varese una ricorrenza speciale che occupa un posto di primaria importanza nelle tradizioni cittadine.
La festa è cominciata ieri sera, con il consueto Falò in Piazza Motta, i bigliettini, le bancarelle ed il mercatino di Via Carrobbio. Oggi, il vero e proprio giorno di celebrazione del Santo, protettore degli animali e delle ragazze “da marito”, la giornata prevede ancora il mercatino, le bancarelle, con la possibilità di mangiare alla buona per strada, ma anche le più importanti celebrazioni religiose.
Sarà la Chiesa di Sant’Antonio, ad un anno dalla riapertura dopo il restauro degli affreschi, ad ospitare la Celebrazione solenne della Santa Messa, alle ore 10.30, presieduta dal Cardinale Attilio Nicora, oggi impegnato presso la Sede Apostolica ma caro a tutti i varesini perché Sua Eminenza è lui stesso un “varesino doc”.
Dopo la Messa, sul sagrato, la tradizionale benedizione degli animali seguita dal lancio dei palloncini da parte dei bambini. Stasera alle ore 18.00 un’altra Messa Solenne, celebrata dal vicario episcopale Monsignor Luigi Stucchi, concluderà la giornata di Sant’Antonio, il Santo “del purscell”, così detto perché raffigurato spesso affiancato da un maialino.
Sant’Antonio in realtà fu uno dei fondatori del monachesimo cattolico, un grande eremita, vissuto tra il III ed il IV sec. in Egitto, il primo Abate della storia cristiana, morto il 17 gennaio del 357.
La sua vita ci è raccontata come segnata dalla ricerca di purificazione, fatta di povertà assoluta ma anche di furenti lotte contro il demonio e le sue tentazioni. Forse è da questa incessante lotta contro il fuoco dell’inferno che si attribuì il nome di Fuoco di Sant’Antonio alla nota malattia e si associò per sempre il nome del Santo al “fuoco“, tanto che non è solo varesina la tradizione del Falò. Ogni sofferenza legata al fuoco è in qualche modo legata a Sant’Antonio: ma allora perché è considerato il protettore degli animali?
Ricercati per i loro poteri taumaturgici contro il Fuoco di Sant’Antonio, i monaci antoniani nel medioevo ottennero il permesso di allevare maiali, il cui grasso era utilizzato come medicamento, all’interno dei centri abitati, e da qui nacque l’attributo al Santo. In realtà diversi secoli prima, Abba Antonio, eremita nel deserto, nulla ebbe a che fare con i maiali.
E le ragazze “da marito”? Il legame potrebbe derivare dal mese in cui ricorre la celebrazione del Santo, ancora oggi fissata al 17 gennaio, lo stesso giorno della sua morte: nell’antichità greca, infatti, gennaio (il cui nome deriva oggi da Giano) era Gamelion, il mese dedicato ai matrimoni.


